Abituato al vociare dei bambini, che con genitori e nonni frequentano la parrocchia, faccio fatica ad abituarmi al “silenzio assordante” di questi giorni. Non sentirli chiedermi «Padre Leo ci dai le chiavi del campo e il pallone» mi dà tristezza e mi fa sentire il vuoto di non poter scherzare e parlare con loro di calcio. Il silenzio delle aule del catechismo dove si parla di Gesù, che molti di loro si stanno preparando ad incontrare per la prima volta nell’Eucarestia, e la Messa senza fedeli mi danno un senso di solitudine. Cerco di riempirlo con la preghiera e con qualche buona lettura. Ma, l’Eucarestia penso che manchi a tutti, anche a quelli che tante volte sono andati al mare, allo stadio, a fare cose insignificanti dicendo «Tanto per andare a Messa c’è tempo. Ci vado la prossima volta». Oggi questa possibilità improvvisamente è stata tolta. Sgomenti, ci siamo improvvisamente accorti che, quel “Signore della Vita”, che tenevamo al margine della nostra esistenza, oggi ci manca. E ci siamo resi conto che la sua presenza per noi è vitale, essenziale.
